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Compenso dell'amministratore di S.r.l.: si può pagare in anticipo? E quando si emette il cedolino?

Può capitare che l'assemblea di una SRL abbia deliberato il compenso dell'amministratore, con pagamento a una certa scadenza, ma l'amministratore chiede un acconto prima del termine pattuito. La società può concederlo? E come si gestisce il cedolino: subito, o alla scadenza indicando quanto già erogato?

La risposta breve è: sì, l'anticipo è possibile, e il cedolino va emesso nel mese in cui l'acconto viene effettivamente pagato. Vediamo perché.

Il presupposto: una delibera assembleare valida

Nella S.r.l. il compenso dell'amministratore deve essere stabilito dall'assemblea dei soci (art. 2389 c.c., applicabile in forza dell'art. 2479 c.c.). Senza delibera il compenso non è dovuto e, sul piano fiscale, non è deducibile per la società: la Cassazione a Sezioni Unite (sent. n. 21933/2008) ha chiarito che la delibera deve essere preventiva rispetto all'erogazione.

Questo vale anche per gli acconti. Se la delibera prevede un pagamento unico a scadenza, l'anticipo non è vietato, ma è buona regola che la stessa delibera – o una successiva – preveda espressamente la facoltà di erogare acconti in corso d'anno. In mancanza, l'acconto resta un credito della società verso l'amministratore fino alla maturazione del compenso: se il mandato cessa prima, la quota non maturata va restituita.

Un'attenzione in più quando l'amministratore è anche socio: un acconto senza copertura in delibera, su un compenso non ancora maturato, rischia di essere riqualificato come finanziamento al socio, con tutte le conseguenze del caso.

Il cedolino segue il pagamento, non la scadenza

Qui sta il punto che genera più dubbi. Il compenso dell'amministratore è un reddito assimilato a quello di lavoro dipendente (art. 50, comma 1, lett. c-bis, TUIR) e si tassa per cassa (art. 51, comma 1, TUIR, con il cosiddetto principio di cassa allargato al 12 gennaio dell'anno successivo).

Ne deriva che ritenuta d'acconto (art. 23 D.P.R. 600/1973), addizionali e contributi alla Gestione Separata INPS (art. 2, comma 26, L. 335/1995) sono dovuti nel momento in cui la somma viene pagata, indipendentemente dalla scadenza fissata in delibera.

In pratica:

  • Mese dell'acconto → si emette il cedolino con imponibile pari all'acconto lordo, si applicano ritenuta e contributi, si versa il modello F24 e si trasmette l'Uniemens entro il 16 del mese successivo.
  • Mese della scadenza → si emette il cedolino sul saldo residuo, cioè il compenso deliberato al netto degli acconti già assoggettati.

Per la società, l'acconto è deducibile nell'esercizio in cui viene pagato (art. 95, comma 5, TUIR), sempre per cassa.

L'errore da evitare

Erogare l'acconto "al netto", senza cedolino, rinviando ritenute e contributi alla scadenza pattuita non è corretto. Si configurano omessa o tardiva ritenuta e omesso versamento contributivo, con sanzioni e interessi.

Altrettanto sconsigliabile è la scorciatoia del "prestito" all'amministratore da compensare poi con il compenso: comporta la tassazione del fringe benefit sugli interessi non applicati (art. 51, comma 4, lett. b, TUIR), espone al rischio di riqualificazione come compenso non assoggettato e, se l'amministratore è socio, alla presunzione di distribuzione occulta di utili.

In sintesi

DomandaRisposta
L'amministratore può ricevere un acconto sul compenso?Sì, se il compenso è già stato deliberato; meglio se la delibera prevede espressamente gli acconti.
Quando si emette il cedolino?Nel mese in cui l'acconto viene pagato.
E alla scadenza?Si emette un secondo cedolino sul solo saldo residuo.
Si può pagare l'acconto senza ritenute e sistemare tutto dopo?No.

Ogni situazione ha le sue specificità: la composizione della compagine sociale, il tipo di delibera adottata e la tempistica dei pagamenti possono cambiare le conclusioni. Il nostro Studio è a disposizione per verificare la corretta gestione dei compensi agli amministratori e predisporre delibere e cedolini in linea con la normativa.

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